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Jeep Wrangler Smoky Mountain 2027: la Willys si fa cattiva

La Jeep Wrangler Smoky Mountain 2027 è l'ennesima prova che la casa americana non ha nessuna intenzione di ammorbidire la sua icona a quattro ruote. Anzi. Questa serie speciale a quattro porte nasce sulla base dell'allestimento Willys ed è destinata al mercato nordamericano, con una dotazione...

Dario Di Dario 3 min di lettura

La Jeep Wrangler Smoky Mountain 2027 è l’ennesima prova che la casa americana non ha nessuna intenzione di ammorbidire la sua icona a quattro ruote. Anzi. Questa serie speciale a quattro porte nasce sulla base dell’allestimento Willys ed è destinata al mercato nordamericano, con una dotazione off-road che fa gola a chi vive di fango, rocce e sentieri impervi. È la decima edizione limitata del programma Twelve 4 Twelve, e già dal nome si capisce dove vuole andare a parare.

Il riferimento è alle Great Smoky Mountains, la catena degli Appalachi famosa per quella foschia che avvolge crinali e foreste. Da lì arrivano i colori scuri, le grafiche dedicate e quei dettagli color terracotta che spuntano qua e là sulla carrozzeria e dentro l’abitacolo. La Wrangler Smoky Mountain è stata presentata durante la quattordicesima edizione dello Smoky Mountain Invasion di Pigeon Forge, in Tennessee, un raduno che ogni anno raduna quasi 50.000 appassionati e circa 20.000 vetture Jeep.

Due motori, due filosofie diverse

Sotto il cofano si può scegliere. La prima opzione è il 2.0 turbo a benzina, un quattro cilindri che tira fuori circa 274 CV e ben 400 Nm di coppia. Numeri che in fuoristrada contano parecchio, perché è proprio la coppia ai regimi medio bassi a fare la differenza quando devi ripartire in salita o superare un ostacolo. Il propulsore è abbinato solo al cambio automatico a otto rapporti, niente manuale in questa configurazione.

L’alternativa è il V6 Pentastar aspirato da 3,6 litri, che sviluppa circa 289 CV e 353 Nm. Qui il discorso cambia: cilindrata più generosa, erogazione progressiva e lineare, quella tipica di un aspirato che non ti sorprende ma non ti tradisce mai. Il 2.0 turbo, va detto, ha circa 47 Nm in più pur avendo due cilindri e 1,6 litri di cilindrata in meno. Il V6 recupera con 15 CV di potenza aggiuntiva. Insomma, la scelta dipende da come piace guidare e da dove si va.

Assali Dana 44 e protezioni in acciaio

La parte tecnica è quella che fa la voce grossa. Ci sono gli assali Dana 44 anteriori e posteriori, con la classica struttura ad assale rigido che permette alle ruote di articolarsi in modo coordinato sui fondi sconnessi. Il differenziale posteriore bloccabile entra in gioco quando una ruota perde aderenza su fango o rocce, vincolando le due ruote alla stessa velocità. E poi c’è il rapporto finale di 4,10:1 che moltiplica la coppia alle ruote, perfetto quando si montano gomme più grandi del normale.

A proposito di gomme: di serie ci sono i BFGoodrich KO2 All-Terrain da 33 pollici su cerchi smoky black da 17. Chi vuole esagerare può optare per il pacchetto con i 35 pollici, che alza l’altezza da terra ma modifica anche massa non sospesa, sterzata e risposta sull’asfalto. I rock rail in acciaio proteggono fiancate e sottoporta dagli urti, mentre il gancio di traino posteriore e la certificazione Trail Rated completano il quadro. Quest’ultima misura le capacità Jeep in cinque aree: trazione, guado, manovrabilità, articolazione e altezza dal suolo.

Estetica ispirata alle montagne

Fuori, la caratterizzazione è tutta un rimando alle montagne. Gli adesivi Smoky Mountain corrono sui lati del cofano disegnando profili montuosi e sentieri, la griglia a sette feritoie riceve una finitura Gloss Black e passaruota e hardtop sono verniciati in tinta con la carrozzeria, per un aspetto più uniforme rispetto al solito nero a contrasto. I ganci di recupero neri completano il trattamento scuro. I colori disponibili sono Black, ’41, Granite Crystal, Bright White, Joose, Earl, Firecracker Red e Hydro Blue. Incluso c’è anche il tetto Sky One-Touch, che apre l’abitacolo elettricamente e mantiene viva la tradizione della Wrangler open air.

Fonte
Immagine: quotidianomotori.com

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