Il turismo italiano continua a correre, questo è fuori discussione. Ma per chi organizza trasferte aziendali ed eventi MICE il nodo vero non è la domanda, che cresce senza sosta, bensì tutto quello che sta a monte della filiera. Parliamo di trasporto aereo ed energia, le due voci che oggi fanno più paura. È la fotografia che arriva dall’ultimo Osservatorio CRIF sulle Imprese, dedicato proprio al comparto turistico, e racconta un settore che vola ma con qualche zavorra di troppo.
I numeri dicono una cosa chiara. Tra aprile 2025 e marzo 2026 i finanziamenti erogati alle imprese del turismo sono cresciuti del 7% rispetto all’anno prima, un passo in linea con il resto del tessuto produttivo nazionale. Un segnale di fiducia, insomma. Solo che questa fiducia convive con una fragilità che non si scrolla di dosso facilmente.
Il credito cresce, ma il settore resta fragile
A fine 2025 il tasso di default delle società di capitali del settore si è fermato al 4,5%, ben sopra la media nazionale che sta al 3,3%. E c’è di più. Sul fronte dei pagamenti ai fornitori il turismo arranca parecchio: solo il 23,4% delle imprese paga puntuale, contro il 42% della media italiana. Come dire, quasi la metà. “Emerge una duplice fotografia”, commenta Luca D’Amico, CEO di CRIF Ratings. Da un lato un comparto dinamico e in salute, dall’altro criticità creditizie e commerciali che non mollano, per giunta aggravate da un contesto internazionale sempre più incerto.
Chi lavora nel corporate travel e nel MICE, però, ha un motivo per tirare il fiato. Le agenzie di viaggio e i tour operator risultano il micro settore più solido di tutto il comparto, con un tasso di default dell’1,8%. Roba ben distante dal 5,6% della ristorazione e dal 2,4% degli alloggi. Anche sui pagamenti fanno meglio della media turistica, con ritardi oltre i 90 giorni limitati al 4,8% delle imprese. Un dato che torna utile a chi deve valutare l’affidabilità finanziaria dei partner lungo la filiera del business travel.
Il vero rischio è nei cieli
Il report punta il dito sul trasporto aereo come canale principale attraverso cui le tensioni geopolitiche si scaricano sul turismo. Prezzo e disponibilità del carburante, rotte, costi assicurativi, operatività dei vettori: è tutto sotto pressione. Per le aziende che organizzano trasferte ed eventi internazionali questo si traduce in costi di trasporto potenzialmente più alti e in una flessibilità ridotta nel pianificare i voli a medio e lungo raggio. Il rischio concreto è quello di dover ripensare mete e formati, magari puntando su destinazioni più vicine.
Poi c’è il capitolo energia, che pesa soprattutto su strutture ricettive e location, cioè proprio le sedi dove si tengono meeting, congressi e incentive. Climatizzazione, illuminazione, continuità operativa: tutte voci che mordono i margini degli operatori, in un settore fatto in gran parte di piccole imprese. Un elemento da tenere ben presente quando si negoziano contratti di lungo periodo con hotel e venue.
Sul futuro CRIF non nasconde una certa cautela. Le previsioni parlano di un ulteriore aumento dei tassi di default nel turismo entro la fine del 2026, anche se con un incremento più contenuto rispetto al resto delle imprese italiane. Non un allarme, quindi, ma un invito chiaro a chi opera nel business travel e nel MICE: tenere gli occhi ben aperti sull’evoluzione dei costi di trasporto ed energia nei prossimi mesi.
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Immagine: missionline.it
